Trascorriamo dormendo circa un terzo della nostra vita. Quando si dorme apparentemente non si fa nulla di produttivo, inoltre un animale – anche umano – quando dorme è vulnerabile ai predatori e ai pericoli. Da un punto di vista evolutivo, quindi, il dormire sembra un’attività poco funzionale e addirittura dannosa. Eppure il corpo e la mente animale impongono il bisogno del sonno, in modo costante e prioritario. Quindi il sonno deve necessariamente avere funzioni fondamentali per l’organismo. Ma quali?
La scienza ha provato a rispondere a questa domanda ma lo stato attuale delle conoscenze sul sonno, sebbene sia supportato da numerosi studi e metanalisi, dalla clinica psicologica e dalla quella medica, è ancora incompleto: non abbiamo una conoscenza completa né delle sue funzioni e né dei processi che lo regolano.
E’ noto che i processi che regolano l’inizio e il mantenimento del sonno fanno capo al sistema nervoso centrale e che nel processo sono coinvolte tutte le principali regioni del cervello e il midollo spinale.
La neuropsicologia e la clinica psicologica attestano con evidenze e ricerche l’importanza del sonno per la memoria e per il funzionamento dei processi cognitivi: non riusciamo a memorizzare, a richiamare ricordi né a formulare pensieri o ad affrontare impegni mentali quanto più il sonno è carente. E’ provato poi che il sonno è importante per il benessere e il ristoro sia fisico che psichico. Evidenze scientifiche dimostrano inoltre che la mancanza di sonno comporta conseguenze per il tono dell’umore e sul benessere psicologico in generale.
E’ interessante rilevare che mentre si dorme si modificano le funzioni di diversi organi e apparati e che tali modificazioni contribuiscono a mantenere l’omeostasi dei rispettivi sistemi.
Le due macro categorie di sonno sembrano avere funzioni differenti e complementari. Il ruolo del sonno non-REM è quello di permettere al cervello di compensare le attività che esso svolge durante la veglia, una relazione confermata dal rilievo che, se si prolunga la veglia, tendono ad aumentare la durata e l’intensità del sonno non-REM.
Il sonno REM d’altra parte presenta un’attivazione cerebrale molto simile a quella della veglia, che fa presumere che in questa fase siano concentrate le riorganizzazioni cognitive e mnemoniche i cui benefici sono apprezzabili al risveglio. Alcune evidenze neurobiologiche, d’altra parte, suggeriscono che alcune forme di memoria si consolidino durante il sonno REM e altre nei periodi di sonno non-REM. Quel che è certo è che il sonno serva a consolidare i ricordi, cioè a rafforzare i concetti più importanti che abbiamo appreso durante il giorno e a scartare quelli superflui. Il sonno quindi riorganizza le informazioni analizzate dal cervello in categorie distinte e crea nuove connessioni tra le nozioni nuove e quelle apprese in precedenza.
Durante il sonno l’organismo sintetizza molecole impiegate nella costruzione di nuove sinapsi, le “strutture” del sistema nervoso attraverso le quali vengono trasmessi gli stimoli. Il ripristino delle sinapsi danneggiate e la creazione di nuove sinapsi contribuiscono a realizzare la cosiddetta plasticità neuronale, fondamentale per consentire al cervello di adattarsi ai bisogni dell’organismo e agli stimoli che esso riceve dall’ambiente.
Molte evidenze concordano nell’indicare che, durante il sonno, si svilupperebbero processi che determinano il ripristino e la riparazione di cellule cerebrali che, durante la fase di veglia, hanno subito un danno causato da meccanismi metabolici.
Un’altra funzione chiave del sonno è quella dello smaltimento dei radicali liberi e di altre molecole potenzialmente tossiche accumulati nel periodo di veglia. Ciò avviene grazie alla produzione di particolari molecole, come il glutatione, capaci di contrastare lo stress ossidativo.
Durante le fasi più profonde del sonno non-REM si riducono la temperatura corporea, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e del respiro, una sorta di parziale messa a riposo dell’apparato cardiovascolare, che contribuisce a mantenerlo sano (è stato osservato che, riducendo la durata del sonno e anticipando il risveglio mattutino, cresce il rischio di ipertensione arteriosa e di malattia coronarica).
Il sonno ha effetti benefici anche sul sistema endocrino: durante il sonno infatti si modifica la secrezione di numerosi ormoni. In particolare nella Fase 3 del sonno non-REM aumenta la liberazione dell’ormone GH, che è sia essenziale per la crescita sia indispensabile nell’età adulta per mantenere una struttura fisica sana. Un sonno inadeguato altera la produzione della grelina della leptina, ormoni collegati all’aumento della ricerca e l’assunzione di cibo e alla diminuzione del consumo di energia con conseguenze sull’aumento di peso.
Dormire ha effetti anche sul sistema immunitario, quando il sonno si riduce eccessivamente i linfociti natural killer risultano meno attivi e aumenta sensibilmente il rischio di infezioni e di infiammazione. Secondo alcuni studi europei un sonno adeguato potrebbe essere importante anche prevenire loi sviluppo di neoplasie.