L’insonnia è un disturbo del sonno che affligge un numero significativo di persone in tutto il mondo. In Italia la diffusione dell’insonnia è un problema crescente che richiede sempre più attenzione e che ha impatti significativi sulla qualità della vita, sul benessere psicofisico –  aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete, depressione, ansia – e più in generale sulla capacità di far fronte alle necessità o alle richieste del vivere quotidiano. Qui di seguito esploreremo la diffusione del disturbo d’insonnia nel nostro paese, analizzando anche le caratteristiche demografiche e professionali delle persone che ne sono maggiormente colpite.

La percentuale di insonni in Italia è cresciuta significativamente negli ultimi decenni. Secondo un sondaggio dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) condotto nel 2016, il 70% degli italiani soffriva di un qualche disturbo del sonno, il 40% aveva difficoltà ad addormentarsi, il 30% aveva diversi risvegli durante la notte e il 20% si svegliava sempre molto prima della sveglia.

Secondo le stime dei dati di ricerca, circa il 30% degli italiani oggi soffre di insonnia in qualche forma. Questi dati sono confermati da una ricerca condotta dall’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (Aims) nel 2023, secondo la quale la percentuale di insonni cronici in Italia è del 20%, ovvero circa 13,4 milioni di persone. Un dato allarmante che evidenzia l’importanza di affrontare il problema ricorrendo a trattamenti e professionisti specializzati, in modo da individuare soluzioni realmente efficaci per migliorare la qualità del sonno di una fascia consistente della nostra popolazione.

La crescita della percentuale di insonni in Italia è dovuta a diversi fattori, tra cui:

  • Lo stile di vita sempre più frenetico e stressante, che rende difficile rilassarsi e conciliare il sonno.
  • L’uso sempre più diffuso di dispositivi elettronici, che possono interferire con la qualità del sonno.
  • L’aumento dell’età media della popolazione, che è associata a un maggior rischio di sviluppare disturbi del sonno.

L’insonnia può colpire persone di diverse categorie professionali, ma alcune di esse sembrano essere particolarmente vulnerabili. Dati di ricerca mostrano infatti come l’attività lavorativa svolta possa avere una forte influenza sullo sviluppo e sul mantenimento del disturbo di insonnia: alcune categorie professionali risultano infatti  particolarmente soggette all’’insonnia, in particolare le professioni ad alto stress come i medici, gli infermieri, gli avvocati o i dirigenti d’azienda, che spiccano per una percentuale di soggetti afflitti dal disturbo molto elevata, stimata approssimativamente intorno al 45%. Lo stress cronico e le lunghe ore di lavoro possono cioè portare a stili e orari incompatibili con il fisiologico ciclo circadiano, ansia, ruminazioni, iperarousal psichico e fisico, instaurando e mantenendo un ciclo negativo di insonnia e stress. 

Anche altre categorie di lavoratori accusano fortemente il disagio: i dati di ricerca aggregati segnalano che coloro che svolgono lavori con orari irregolari o turni notturni (ne sono un esempio i lavoratori del settore alberghiero, delle industrie a ciclo continuo o gli autisti di mezzi pesanti) soffrono di insonnia in circa il 38% dei casi. L’alterazione dei ritmi circadiani e la difficoltà a stabilire una routine regolare di sonno possono cioè contribuire alla comparsa e al mantenimento del disturbo d’’insonnia in queste categorie professionali.

La distribuzione per genere vede le donne soffrire maggiormente di insonnia: le stime attuali denunciano che una donna su tre lotta con l’insonnia, mentre “solo” un uomo su quattro ha lo stesso problema.

Come si configura invece la distribuzione per età? L’insonnia può colpire persone di tutte le età, ma alcune fasce sembrano essere più suscettibili. L’insonnia cresce con l’età, e forse questo non stupisce, ma ciò che appare allarmante è che un adolescente su quattro, di età tra i 13 e i 17 anni, soffre di insonnia, una percentuale elevata destinata a salire al 30% nei giovani adulti (18-30 anni). L’insonnia è un disturbo multifattoriale complesso che va analizzato a livello personale, ma queste fasce di età sembrano risentire in modo particolare di fattori come lo stress, l’ansia da prestazione, ansie legate alla crescita e all’ingresso nell’età adulta, abitudini di vita attivanti che stimolano l’iperarousal anche in orari serali e l’uso eccessivo di dispositivi elettronici prima di coricarsi.

Nella fascia di età over 60 anni la percentuale di soggetti che accusano il disturbo arriva a toccare il 40%. Tra le cause possono avere incidenza i cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento, come la diminuzione della produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno, ma anche convinzioni e comportamenti erronei che ostacolano il sonno e una scarsa igiene del sonno.

Psicologia del sonno

Trattamento psicologico dell'insonnia
Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia (CBT-I)

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