Lo stimolo dormire dipende essenzialmente da due meccanismi di induzione: la pressione omeostatica (processo S) e il ritmo circadiano (processo C). La prima è una vera e propria necessità di dormire che si manifesta dopo molte ore trascorse in stato di veglia. Il secondo meccanismo dipende dall’alternanza buio-luce: all’arrivo della notte il corpo inizia a secernere sostanze che inducono e accompagnano l’arrivo del sonno: è il cosiddetto ritmo circadiano, il nostro orologio biologico del sonno, che fa sì che quando scende il buio percepiamo sonnolenza.
Il sonno vede il susseguirsi di cicli della durata di circa 90 minuti , all’interno dei quali si distinguono due macro tipologie:: il sonno REM e il sonno non-REM.
Il sonno non-REM è a sua volta diviso in quattro stadi. Il primo è il sonno leggero di quando ci addormentiamo. Dopo 10 minuti si entra nel secondo stadio di sonno in cui ritmo cardiaco e respiratorio rallentano.
Le fasi 2 e 3 del sonno non-REM comportano una riduzione della temperatura corporea, della pressione arteriosa, una minore frequenza cardiaca e un rallentamento del respiro, che risulta inoltre meno profondo.
Gli stadi terzo e quarto, sono associati ad un sonno profondo o a onde cerebrali lente, ad un respiro rilassato, ad un battito cardiaco rallentato e ad una ridottissima attività muscolare. Questa è la fase che produce il maggior ristoro alla mente e al corpo.
Il sonno REM (Rapid Eye Movement), è facilmente riconoscibile per i rapidi movimenti degli occhi chiusi, si presenta da tre a cinque volte ogni notte ed è caratterizzata da un’intensa attività cerebrale, da battito cardiaco più accelerato ed un aumento della pressione sanguigna, a cui però non corrisponde un’attività muscolare, che risulta pressocché assente. La maggior parte dei sogni avvengono in questa fase.