Con l’invecchiamento si assiste ad una modificazione fisiologica del sonno, in particolare nell’anziano il sonno diventa progressivamente più frammentato, gli stadi del sonno profondo sono più rari, cioè si riducono in prevalenza. Si assiste ad un aumento del tempo trascorso svegli e anche ad un incremento del numero di risvegli notturni. Inoltre, se guardiamo il ritmo circadiano, la persona anziana tende ad addormentarsi prima del previsto la sera e a svegliarsi molto presto al mattino. Sono queste tutte condizioni frequentemente e tipicamente riscontrabili in chi presenta un invecchiamento fisiologico, cioè non patologico. Si tratta però di modificazioni nel sonno che incidono negativamente sul funzionamento cognitivo e sulla qualità di vita della persona anziana, poiché si riducono gli effetti riparativi e rigenerativi che il sonno profondo realizza sui nostri tessuti e a livello metabolico.  

Un fenomeno decisamente rilevante, se si considera che, nella popolazione anziana, la prevalenza dell’insonnia aumenta rispetto alle altre fasce d’età, posizionandosi addirittura al 40% nella popolazione sopra i 65 anni.

Tra i fattori di rischio per l’insorgenza dell’insonnia nella persona anziana troviamo sicuramente le condizioni mediche (malattie e dolori cronici), l’utilizzo di farmaci che interferiscono con il sonno, disturbi psichici come l’ansia o la depressione e lo stile di vita, come la mancanza di attività fisica, cattive abitudini alimentari, consumo di caffeina o alcol e numerose altre abitudini di cui spesso non si coglie l’effetto ostacolante sul sonno.

L’insonnia non a caso è associata con grande frequenza a malattie neurologiche, con una prevalenza che supera addirittura il 90% della popolazione affetta da patologie neurodegenerative. Ma non solo: l’insonnia è un disturbo del sonno che molto spesso si presenta in comorbilità con numerose patologie, anche le più comuni, come l’pertensione o il diabete, per questo a livello clinico bisognerebbe sempre indagare, in soggetti che presentano una patologia cardiovascolare o diabetologica, la presenza di un disturbo del sonno.

Nella fascia d’età dopo i 65 anni i disturbi del sonno e in particolare l’insonnia sono disturbi  che mettono a rischio di sviluppo di malattia di Alzheimer e di decadimento cognitivo lieve sono cioè riconosciuti dalla comunità scientifica come un fattore di rischio per lo sviluppo della demenza. Gli studi scientifici lo confermano: le revisioni sistematiche e le meta-analisi, come anche gli studi multicentrici, hanno infatti messo in luce come è necessario andare a individuare precocemente il disturbo del sonno al fine di ridurre il rischio di sviluppo di decadimento cognitivo o per minimizzare la progressione del decadimento cognitivo da lieve a malattia di Alzheimer. 

Infatti a livello scientifico e di ricerca i dati clinici di oltre 240 studi prospettici osservazionali e di oltre 150 studi clinici randomizzati sono stati raccolti e sistematizzati, esitando, nel 2020, nella pubblicazione da parte del Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry di una revisione sistematica e meta-analisi degli studi osservazionali e clinici, che ha confermato che i disturbi del sonno sono da considerarsi con evidenza tra i fattori di rischio nel decadimento cognitivo. Diventa pertanto fondamentale il trattamento del disturbo di insonnia e degli altri disturbi del sonno nella prevenzione dei disturbi neurodegenerativi, del decadimento cognitivo e delle demenze.

Il rapporto tra cattivo sonno e malattie neurodegenerative è stretto, come la prevalenza e la ricerca scientifica confermano. Ma quali sono i fattori che concorrono a questa correlazione? Sappiamo per certo che si assiste a un cosiddetto circolo bidirezionale, cioè un circolo vizioso con una relazione bidirezionale, tra disturbo del sonno e patologia neurodegenerativa: ad esempio nella malattia di Alzheimer è sicuramente l’alterazione dei neuroni colinergici – che sono quelli che sostengono l’aspetto cognitivo ma anche la qualità e il mantenimento del sonno, il sonno REM e gli stati di profondi del sonno – ad avere un effetto su entrambe le patologie, ma assistiamo anche a un’alterazione della secrezione della melatonina e della regolazione del ritmo circadiano da parte del nucleo soprachiasmatico e una disfunzione di tutti i centri monoaminergici del tronco encefalico o i centri dell’ipotalamo come ad esempio i neuroni orexinergici. 

E’ importante anche porre un’attenzione allo stile di vita, perché talvolta la cattiva qualità del sonno è innescata o mantenuta da cattivi ritmi, da alterazioni nel ciclo sonno veglia, che la persona anziana mantiene senza consapevolezza del loro effetto negativo sulla qualità e quantità del suo sonno e sull’alterazione della secrezione di melatonina e che quindi possono diventare un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative. 

E quali sono le caratteristiche dei disturbi del sonno maggiormente presenti nel decadimento cognitivo grave? Nella malattia di Alzheimer, che rappresenta ad oggi oltre la metà delle demenze, si assiste tipicamente a difficoltà di addormentamento, a difficoltà nel mantenimento del sonno, a risvegli precoci, a eccessiva sonnolenza diurna,  a disturbi respiratori nel sonno, in taluni casi a sindrome delle gambe senza riposo e a disturbi nel ritmo circadiano sonno veglia.

Psicologia del sonno

Trattamento psicologico dell'insonnia
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